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Messaggio Da IDEM... il Mar 4 Gen 2011 - 16:22

Mentre qua possiamo postare, la storia per ogni maschera, i oclori e i costumi di varie tradizioni.






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Messaggio Da titty il Mar 4 Gen 2011 - 16:32

La storia delle maschere e le leggi del Carnevale




Allo scopo di limitare l'inarrestabile decadimento morale dei Veneziani, la Serenissima in varie riprese ha legiferato in materia di Carnevale e ha regolamentato l’uso delle maschere e dei travestimenti.
La storia della maschera veneziana inizia già nel 1268, anno a cui risale la più antica legge che limita l'uso improprio della maschera: in questo documento veniva proibito agli uomini in maschera, i cosiddetti mattaccini, il gioco delle "ova" che consisteva nel lanciare uova riempite di acqua di rose contro le dame che passeggiavano nelle calli.
Sin dai primi del '300 cominciarono ad essere sempre più numerose le leggi che promulgavano decreti per fermare il libertinaggio dei veneziani del tempo e per limitare l’uso esagerato delle maschere.
Era proibito indossare la maschera nei periodi che non fossero quelli di carnevale e nei luoghi di culto, così come erano proibite le armi e gli schiamazzi di gruppo. L'uso della maschera veniva proibito alle prostitute e agli uomini che frequentavano i casini.
Questo perché spesso la maschera era usata per celare la propria identità e per risolvere affari poco puliti o portare avanti relazioni curiose.
La maschera era il segno della libertà e della trasgressione a tutte le regole sociali imposte dalla Repubblica Veneziana. La maschera, simbolo della necessità di abbandonarsi al gioco, all’ebbrezza della festa e all’illusione di indossare i panni di qualcun altro, esprimeva quindi diversi significati: la festa e la trasgressione, il gioco e l’immoralità.

Intorno alla fine del 1400, un gruppo di giovani patrizi veneziani, allo scopo di creare e di allestire dei divertimenti e degli spettacoli durante il Carnevale, diedero vita alle "Compagnie della Calza". Tra il 1487 e il 1565 si contano ben 23 compagnie in tutta Venezia con uno statuto proprio, che tutti i membri dovevano accettare.

Il 1600 assistette ad un abuso dell'utilizzo della maschera, tant'è che il governo della Repubblica di Venezia impose delle regole che ne limitassero l'uso improprio, sancendone l'obbligo in cerimonie ufficiali e feste pubbliche.
Una serie di decreti del Consiglio dei Dieci, limitarono l’uso della maschera ai giorni di Carnevale e alle feste ufficiali, prevedendo in caso di trasgressione pene molto pesanti.
Vista l'usanza di molti nobili Veneziani che andavano a giocare d'azzardo mascherati per non essere riconosciuti dai creditori, nel 1703 vengono proibite per tutto l'anno le maschere nelle case da gioco.

La produzione di maschere era l'attività artigianale veneziana per eccellenza, tant'è che nel 1773 esistevano ufficialmente 12 botteghe di maschere. La richiesta di maschere ed il loro utilizzo era tale per cui si cominciò a fabbricare molte maschere "in nero". Iniziò la diffusione della maschera a livello europeo.
Nel 1776, una nuova legge, questa volta atta a proteggere l'ormai dimenticato "onore di famiglia", proibiva alle donne di recarsi a teatro senza una maschera, la bauta, o il volto e il tabarro.

Con l’inizio della dominazione austriaca a seguito della caduta della Repubblica, Venezia perse la versione ‘originale' del carnevale. I signori veneziani misero da parte le maschere adeguandosi di fatto all'ingiunzione del Governo Austriaco che non concedeva più l'uso delle maschere, se non per feste private o per quelle elitarie.
Il governo italico si dimostra più aperto ma questa volta sono i Veneziani ad essere diffidenti: ormai Venezia non era più la città del Carnevale ma solo una piccola provincia dell'Impero, quindi senza più libertà.
Durante il secondo governo austriaco fu permesso di nuovo di utilizzare le maschere durante il Carnevale.

Solo due secoli più tardi il Carnevale ritornò a vivere, ma con una nuova veste, come espressione artistico-creativa, che ogni anno conquista la scena di quel meraviglioso palcoscenico che è Piazza San Marco.

titty
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Messaggio Da IDEM... il Mar 4 Gen 2011 - 16:33

pefetto qua va postato le masche con la relativa storia...
mentre nell'altro arogmento le maschere varie ok?

GRAZIE!!





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Messaggio Da Ospite il Mar 4 Gen 2011 - 16:40

va bene,come al solito ho sbagliato.... ora metterò qui la storia e di là la maschera...scusami...

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Messaggio Da MARY il Sab 8 Gen 2011 - 18:22


Pantalone è un vecchio mercante, spesso ricco e stimato anche dalla nobiltà, mentre altre volte è un vecchio mercante in rovina (Pantalon de’ Bisognosi): in ogni caso rimane sempre un vecchio del tutto particolare perchè nonostante l’età è capace di fare le sue "avances" amorose che non si concludono mai in modo positivo.
E’ un uomo di grande vitalità negli affari, al punto di sacrificare la felicità dei figli e l’armonia familiare pur di combinare qualche matrimonio vantaggioso.
Il costume è formato da un berretto di lana alla greca, una giubba rossa, calzabrache, o brache corte con una cintura da cui pendono o una spada o un fazzoletto o una borsa. Sulle spalle porta un mantello nero spesso foderato di rosso al suo interno, mentre calza ciabatte nere o babbucce alla turca con le punte rivolte verso l’alto. Sul volto è caratteristica la maschera che mette in risalto il naso adunco, sopracciglie accentuate ed una curiosa barbetta appuntita che abitualmente egli accarezza con le dita.
Il costume di Pantalone era tra quelli più usati dai Veneziani durante il Carnevale in quanto era un maschera che rappresentava qualcosa in più: in un’epoca in cui la nobiltà si perdeva in lussi e frivolezze, Pantalone rappresenta l’anima commerciale ed il fiuto per gli affari che stava prendendo piede nella borghesia veneziana.



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Messaggio Da francatrudy il Sab 15 Gen 2011 - 18:34



QUESTA è LA MASCHERA DELLA MIA CITTà TORINO......


GIANDUJA



Tra i personaggi famosi del Carnevale italiano c'è il piemontese Gianduja, di Torino, che è anche un burattino e una marionetta.
Il suo nome potrebbe derivare dalla contrazione di "Giôan d'la duja". "Duja", in piemontese, significa doga e per estensione botte.
Oppure ancora potrebbe significare, dal francese, "Jean-andouille" e cioè Giovani-salsiccia.
Secondo la tradizione, i burattinai Giovan Battista Sales e Giovanni Bellone, avevano fatto dire al loro burattino Gironi e cioè Girolamo, alcune allusioni satiriche nei confronti di Napoleone e di suo fratello Gerolamo.
Per questa ragione erano stati mandati al confine e relegati nell'astigiano. Così decisero di sostituire la loro creatura prediletta con la nuova maschera, Gianduja. Verso il 1808 la presentarono a Torino dove divenne il simbolo della popolazione piemontese.
Gianduja rappresenta un contadino arguto, pacato e generoso, amante del vino, che gli rende rubizze le guance.
Durante il corso delle guerre di indipendenza la maschera Gianduja è stato anche il rappresentante del patriottismo moderato piemontese.
E' in onore della maschera che prende il nome di Gianduiotto, il rinomato cioccolatino torinese di cioccolato e nocciole. La loro forma, a barchetta rovesciata, si rifà al copricapo di Gianduja.....



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Messaggio Da francatrudy il Dom 16 Gen 2011 - 13:07


ARLECCHINO


Pare che la più antica maschera di Carnevale sia Arlecchino. Le sue origini sono remote, da ricercare nelle leggende medioevali. Il suo costume famosissimo e tradizionale è composto da una maschera nera e fiammante e un vestito fatto di losanghe lucenti multicolori.
E' una maschera lombarda, originaria di Bergamo e appartiene alla commedia dell'Arte. Arlecchino rappresenta la cultura veneziana così come Pulcinella rappresenta quella campana. E' il fortunato emblema della comicità ed è un servo-facchino scaltro che cerca di spillare quattrini a padroni avari e stupidi.
Ha una notevole ricchezza espressiva, è afflitto da una fame cronica ed è amorale.
E' una maschera ancora viva e vitale grazie anche alle moderne rappresentazioni del Goldoniano "Arlecchino, servitore di due padroni".



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Messaggio Da MARY il Mer 19 Gen 2011 - 17:56

Stenterello


Stenterello è una maschera della tradizione italiana, tipica della Toscana. E' la figura di un giovane che grazie alla sua astuzia ed all'ingegno riesce sempre a cavarsela. E' molto generoso con chi è più povero di lui, è dotato di arguzia e di saggezza che, unite all'ottimismo, gli fanno superare le avversità della vita. Spesso è ricercato dai suoi creditori.
Indossa una giacca blu con il risvolto delle maniche a scacchi rossi e neri; ha un panciotto puntinato verde pisello e dei pantaloncini scuri e corti; ha una calza rossa e una a strisce bianco - azzurro e le scarpe nere. In testa porta un cappello a barchetta nero e una parrucca con il codino.



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Messaggio Da francatrudy il Sab 22 Gen 2011 - 10:18

Brighella è il compare di Arlecchino. Entrambi sono i servi della commedia dell'arte, ed entrambi sono nati a Bergamo. Brighella non fa solo il servo come Arlecchino, ma un'infinità di altri mestieri, più o meno leciti ed onesti. Così si ritrova sempre in mezzo a svariati intrighi. Elementi caratteristici del personaggio sono la prontezza e l'agilità della sua mente, per escogitare inganni e preparare trappole in cui far cadere il prossimo, tutto questo solo per il gusto stesso di imbrogliare gli altri. È intrigante, molto furbo e senza scrupoli. Brighella inoltre è un tipo bugiardo, racconta frottole con sicurezza e convinzione che è quasi impossibile distinguerle dalla verità. Inoltre è molto abile nel cantare, suonare e ballare. Viene raffigurato con giacca e pantaloni decorati con galloni verdi; ha scarpe nere con i pon pon verdi. Il mantello è bianco con due strisce verdi, la maschera e il cappello sono neri...



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Messaggio Da francatrudy il Dom 23 Gen 2011 - 9:30


COLOMBINA


Il personaggio femminile più famoso del Carnevale è rappresentato da Colombina, che è di Venezia. Colombina impersona il tipo comico della servetta graziosa.
E' seducente, astuta, vivacissima ed è l'immagine perfettamente speculare femminile di Arlecchino.
Anche Colombina è una maschera molto antica, la sua figura era già menzionata nel 1530 nei testi degli Accademici Intronati di Siena.
"Colombina" è anche il titolo di una commedia di Virgilio Verucci che è stata pubblicata nel 1628....

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Messaggio Da francatrudy il Dom 23 Gen 2011 - 19:58

Balanzone (da balanza, bilancia, allegoria della Giustizia), conosciuto anche con il nome di Dottor Balanzone, è una maschera di origine bolognese. Appartiene alla schiera dei "vecchi" della Commedia dell'Arte, talvolta è chiamato Dottor Graziano o semplicemente il Dottore.
Nativo dell'Emilia, dove ha compiuto gli studi, è il classico personaggio "serio", sapientone e presuntuoso che si lascia andare spesso in verbosi discorsi infarciti di citazioni colte in latino maccheronico.
Uomo dalle guance rubizze, veste sempre di nero ed ha una grossa pancia; è solito gesticolare molto, ma i suoi gesti sono sempre pacchianamente autorevoli ed eloquenti. Calza una piccola maschera che ricopre solo le sopracciglia e il naso, appoggiandosi su due grandi baffi. Indossa la divisa dei professori dello Studio di Bologna: toga nera, colletto e polsini bianchi, gran cappello, giubba e mantello.
Pignolo, cavilloso, prodigo di inutili insegnamenti e di consigli inappropriati, è sempre pronto a trovare ogni minima scusa per iniziare uno dei suoi infiniti sproloqui "dotti" a suon di parole storpiate e discorsi ampollosi ma senza senso. Sempre pronto a vantarsi dei suoi titoli, dice di conoscere ogni campo della scienza umana: legge, medicina, astrologia, filosofia; di esse parla in maniera noiosa, mescolandole in un groviglio inestricabile.
Gode di molta stima tra le altre maschere che spesso si rivolgono a lui per un parere medico, e lui non nega il suo aiuto e coglie l'occasione per fare la cosa che più gli piace: parlare ed elargire pareri di nessun valore...



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Messaggio Da francatrudy il Sab 12 Feb 2011 - 8:59

Meneghino





Il simbolo vero e sincero del milanese, con le sue virtù e le sue debolezze, è Meneghino; egli, se non fu creato da Carlo Maggi, da questo nostro grande poeta e commediografo secentesco ebbe valore. Anche Meneghino, come maschera milanese, ebbe un antenato: fu Baltramm de Gaggian, importato quindi dal contado (il nome dice la provenienza: Gaggiano è una località della Bassa Milanese). Il Baltramm fu tipo di sempliciotto milanese. Anche il Baltramm ebbe un predecessore e fu il Lapoff, una specie di Pierotto cittadino; infatti vestiva di bianco, con grossi bottoni neri per chiudere la giubba: himm più gross i botton del Lapoff, disse il Porta per indicare certe michette.

Anche il Meneghino era maschera importata dal contado; a lui i poeti e il popolo diedero una moglie, veramente milanese, la Cecca,



no Musa, ma Musella

de Borgh de Cittadella1



Ho detto che se Meneghino non è stato creato da Carlo Maria Maggi, fu da lui messo in pieno valore: tutti gli altri poeti dopo di lui, ne seguirono l'esempio; il popolo lo celebrò in tutte le circostanze e in tutte le occasioni, in modo di farne il tipo caratteristico del pretto popolano: Meneghino, anzi, diede il suo nome, in generale, al popolano schietto e genuino; il nome rimase, insieme all'aggettivo di ambrosiano, per indicare il cittadino milanese, di origine o di adozione, cittadino della capitale lombarda.

Così Meneghino divenne quasi un personaggio e tale lo consacrò Carlo Porta in più di un componimento.

Però è bene ricordare, per la tradizione e per la storia, che la sua vera origine è quella di maschera. Una vera persona di Meneghino non è mai esistita, anche se attori celebri, come Giuseppe Moncalvo e Luigi Preda, l'hanno mirabilmente impersonato e fatto vivere sulle scene.....



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Messaggio Da aleandro il Gio 29 Set 2011 - 17:23


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Messaggio Da maria concetta il Lun 3 Ott 2011 - 10:41


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Messaggio Da aleandro il Gio 6 Ott 2011 - 18:26


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Messaggio Da aleandro il Mer 12 Ott 2011 - 18:25


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Messaggio Da maria concetta il Ven 14 Ott 2011 - 15:12

Costumi horror per Halloween 2010

Se di Halloween amate l'aspetto più spaventoso le maschere sono le classiche del mondo horror e con i nostri consigli (strega, vampiro, fata o diavolessa) potete ottere 4 classici di successo, da corredare di acconciature spettrali! I classici della paura sono poi anche quelli più semplici da realizzare con pochi materiali. Per qualche idea più spettacolare:

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Messaggio Da aleandro il Mer 2 Nov 2011 - 18:04


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Messaggio Da marioboss55 il Mar 3 Gen 2012 - 21:56

PULCINELLA


Nel secolo XVI dalla Campania arriva Pulcinella, che esprime l'anima popolare di Napoli.
La maschera ha il volto bianco e nero e indossa un largo camice bianco. Anche Pulcinella rappresenta una maschera della Commedia dell'Arte ed è tra le più fortunate del teatro comico italiano.
Il nome Pulcinella deriva probabilmente dal napoletano "pollicino", che significa pulcino, a sottolineare il timbro buffonesco come di un roco chiocciare.
Pulcinella è dotato di una insaziabile voracità. Diceva che la frittata di maccheroni è molto buona ma che lui non la poteva mai mangiare perché la pasta non gli avanzava mai. E' estremamente impigliato nei più minuti problemi del cibo, sempre alle prese con l'ostinato problema della sopravvivenza, delle necessità elementari che aguzzano il suo ingegno e la sua fantasia, alla ricerca di espedienti per sfuggire alla sopraffazione dei potenti, all'ingordigia dei ricchi.
E' goffo e sfrontato, ma è anche universale, comico e drammatico, come ben sapeva Eduardo De Filippo e anche tutti gli altri attori che hanno indossato casacca e maschera sul palcoscenico.
Nel Settecento è stato trasformato in burattino e nel 1600 Pulcinella è stato "adottato" dagli inglesi con il nome di Punch.

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default Eduardo - Ferdinando I Re di Napoli

Messaggio Da marioboss55 il Sab 7 Gen 2012 - 19:17


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Messaggio Da maria concetta il Lun 16 Gen 2012 - 10:09


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Messaggio Da maria concetta il Mar 24 Gen 2012 - 11:04


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